11 gennaio 2023

GIANLUCA VIALLI - il marine gentile

Ho scelto questa foto perché, oltre a mostrare Vialli con la maglia azzurra (ed il polsino da tennista, suo talismano), fa capire molto di quello che Vialli é stato: una stella azzurra destinata a grandi cose che non si sono compiute. In questo senso credo che, prima la Samp poi la Juve, gli abbiano restituito molto di quello che l'azzurro non gli diede (ha vinto tutte le competizioni europee da giocatore, oltre ad uno scudetto storico e varie coppe nazionali, in Italia ed Inghlterra).

Il 6 gennaio di questo 2023, la befana ci ha portato una bruttissima notizia. Ovvero la morte di Gianluca Vialli, forse uno dei calciatori italiani piú amati degli ultimi 40 anni. Me lo ha detto mia figlia. Ci sono rimasto molto male. Prima di parlare del mio ricordo personale di Vialli, vorrei mettere qualche snip di belle foto, articoli o saluti di altri giocatori.

Il primo titolo della Gazzetta


La Nazionale


La UEFA


La FIFA



La Cremonese



La Sampdoria


La Juventus


Il Chelsea


Un ricordo video dell'eterno compagno ed amico, il CT Roberto Mancini, con cui ha creato una delle piú belle coppie di attaccanti della storia del calcio italiano.



Walter Zenga, l'uomo ragno e grande amico dai tempi dell'Under 21 e poi Nazionale A


Bruno Conti, compagno di Vialli in nazionale a Messico 1986


Franco Baresi, compagno agli Europei 1988 e poi a Italia '90



Totó Schillaci, compagno in nazionale ad Italia '90 che 'rubó' a Vialli il ruolo di protagonista assoluto


Gianluca Pagliuca, compagno nella Sampdoria Campione d'Italia

Alessandro del Piero, che debuttó nella Juve capitanata da Vialli


Carlo Ancelotti, avversario con Roma e Milan e compagno in nazionale


Ciro Ferrara, compagno in nazionale e alla Juve


Antonio Conte, compagno alla Juventus


Marcello Lippi, allenatore di Vialli alla Juve che raggiunse tre finali di Champions


Gianfranco Zola, the Magic Box, compagno di squadra al Chelsea


Pep Guardiola, suo grande avversario con il Barcelona a Wembley 1992



Marco Van Basten, suo avversario con il Milan


Batigoal, avversario con la Fiorentina


David Beckham, avversario con il Manchester United ai tempi di Vialli al Chelsea


Gigi Buffon (bellissima questa maglia della Samp, un vero cimelio), suo avversario con il Parma


Pippo Inzaghi



Andrea Pirlo


Alessandro Florenzi, che su Vialli disse cose bellissime dopo l'Europeo


Jorginho, il cui rigore contro la Spagna ha accompagnato un video iconico di Vialli agli Europei 2021


Marco Verratti


Nicoló Barella



Ciro Immobile


Il Parma Calcio (bellissima la foto con Cannavaro)


Gianna Nannini, la cantante, con Bennato, delle Notti Magiche di Italia '90



Paolo Sorrentino, il regista napoletano premio Oscar, grande amante del calcio e di Maradona



I ricordi di altri amici e compagni, come Del Piero, la Cremonese, ChielliniGraeme Souness (suo compagno alla Samp), Mourinho, Paolo Condó, perfino la Gialappa's Band per Mai Dire Goal (nostra trasmissione culto degli anni '90), e si puó continuare all'infinito con la sua pagina Twitter (ci sono bellissimi video di tanti suoi goal e altri momenti emozionanti), SkySport ed i maggiori quotidiani sportivi. Bellissimo anche l'omaggio della Samp a lui e Mihajlovic anche questa collezione di figurine PANINI di Vialli e la pagina di saluto della Gazzetta dello Sport.



Per me quando apparve Vialli, era come se fosse arrivato un nuovo tipo di giocatore. Ero abituato ai nostri azzurri del Mondiale 1982, che sembravano persone normali, che potevi incontrare per strada. Invece Vialli era muscoloso, agile, irruente, come un marine infatti. Lo vidi per la prima volta quando giocava con la Cremonese e poi con l'Under 21, dove era uno dei leader insieme a Zenga e Giannini. Era un giocatore che sapeva dribblare ma anche cercare la conclusione al volo, di forza. Gianni Brera lo soprannominó Stradivialli. Negli anni, Vialli resistette a varie offerte di mercato prestigiose.

Arrivó poi alla Sampdoria nel 1984, dove c'era giá Roberto Mancini, arrivato dal Bologna. Rimase lí vari anni, mentre la squadra, anno dopo anno, si rafforzava aggiungendo altri giocatori, mai stelle di primissimo piano, ma giovani scoperte, come Lombardo e Salsano o giocatori scartati da altre squadre, come Cerezo e Vierchowod. Vialli inizió a costruire un grande sodalizio con Mancini fatto di assist del Mancio per goal di grande potenza, furbizia o coraggio balistico di Vialli. Con l'allenatore Boskov, raggiunsero l'apice. Questo forse il suo goal piú bello con la Samp. Beh, anche questo.

Io confesso che ho sempre preferito Mancini, che infatti é nel mio pantheon di giocatori preferiti, peró Vialli non ti lasciava indifferente. Durante quegli anni fu convocato da Bearzot per Messico 1986, facendo spesso l'ingresso in campo e segnalandosi come uno dei migliori della spedizione. Nella nazionale di Azeglio Vicini, che subentró a Bearzot, fu subito uno dei leader. Segnó la doppietta decisiva (nel 1987, al San Paolo, contro la Svezia) che ci portó agli Europei, poi fece un ottimo Europeo nel 1988 (c'era anche Mancini, che segnó con la Germania), segnando un goal decisivo con la Spagna. 


Nel periodo di avvicinamento ai Mondiali 1990, era decisamente la nostra stella principale. Con la Sampdoria aveva vinto tre Coppe Italia (due consecutive, entrambe con sue reti nelle finali) e poi la Coppa delle Coppe del 1990 (sua doppietta in finale), dopo aver perso la finale dell'anno precedente contro il Barcelona. Ho parlato molto di quella nazionale (per me la piú forte di sempre) e di quei Mondiali (forse il mio dispiacere piú grosso). Vialli debuttó da titolare con Carnevale, ma quest'ultimo fu presto sostituito da Schillaci, che poi diventó la stella della nazionale nel torneo.

Vialli invece perse il posto a favore di Roberto Baggio, che nei due anni precedenti al Mondiale si era messo in luce come un grande talento con la Fiorentina (e prima dei Mondiali perse la finale di Coppa UEFA contro la Juventus, a cui stava per essere trasferito, creando incidenti di piazza a Firenze). Fu una situazione molto strana, ci furono tantissime chiacchiere su quella situazione: che Vialli avesse un finto infortunio per giustificare una scelta tecnica, che Vialli si vedesse con Alba Parietti fuori dal ritiro della nazionale. Che gli azzurri fossero spaccati tra chi era per Vialli o contro di lui.

Poi, alla vigilia delle semifinali con l'Argentina di Maradona, Vialli se ne uscí con la frase "quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare", un po' da spaccone americano, da marine. Ci fu molto scalpore quando Vicini lo mise in campo titolare al posto di Baggio, anche se proprio da un tiro di Vialli scaturó il vantaggio azzurro segnato da Schillaci. Poi Caniggia pareggió ed uscimmo ai rigori. Vialli fece dichiarazioni molto forti e rimase escluso dalla nazionale per vario tempo. Ebbe qualche altra apparizione con Vicini e poi con Sacchi ma chiuse con la nazionale nel Dicembre 1992 (16 goal in 53 presenze). Sembrava una ferita aperta.

La stagione seguente, Vialli e Mancini si presero la piú grande rivincita della loro carriera, portando lo scudetto a Genova, per la prima ed unica volta nella storia della Sampdoria. Fu una cavalcata incredibile, in un anno in cui la Samp competeva con il Milan di Sacchi, il Napoli di Maradona, la Juventus di Baggio, l'Inter dei tedeschi. Rimasi folgorato da quella squadra (e ho sempre adorato la forma molto inglese dello stadio di Marassi, oltre al marinaio sulla maglia della Samp). Vialli fu il capocannoniere del campionato con 19 goal.


Quando mi disamorai del mio Milan negli anni successivi, la Samp diventó il mio grande amore (condiviso con il mio Parma e poi con la Fiorentina di Rui Costa e Batistuta). Poi, nella sua ultima stagione blucerchiata, Vialli fu protagonista della squadra che sfioró la vittoria in Champions League, proprio a Wembley. Fu solo una punizione di Ronald Koeman ai supplementari che diede la vittoria al Barcelona di Johan Cruyff (Vialli sbaglió un paio di reti importanti). Questo dolore fa capire perché l'abbraccio con Mancini a Wembley dopo la finale degli Europei del 2021 fu cosí importante. Lí finí anche la storia della coppia Vialli - Mancini.


Poi Vialli passó alla Juventus (fu il trasferimento piú caro per la Serie A dell'epoca). All'inizio, con Giovanni Trapattoni, Vialli era ancora nell'ombra di Roberto Baggio, che aveva sostituito Vialli come giocatore italiano piú popolare (ed in questo senso, i Mondiali 1994 chiusero la discussione per sempre). Erano gli anni in cui il Milan di Capello dominava in Italia. Insieme, Baggio e Vialli vinsero comunque una Coppa UEFA nel '93, anche se Vialli faceva fatica e segnava poco. Poi peró, nell'estate 1994, alla Juventus arrivó Marcello Lippi, che creó una squadra piena di atleti, forgiati dal preparatore Ventrone: Di Livio, Antonio Conte, Torricelli, Ravanelli. Destino volle che Vialli segnasse i suoi due piú bei goal con la Juve contro la Cremonese, in rovesciata (il secondo su assist di Baggio): qui e qui.

Vialli sembrava uscito da Full Metal Jacket e divenne il capitano di quella squadra. Baggio fece a tempo vincere uno scudetto con quella squadra, poi andó al Milan di Berlusconi mentre sorgeva la stella di Alessandro Del Piero. E fu cosí che quella Juve, nel 1996, andó a vincere una Champions ai rigori contro l'Ajax di Van Gaal (la prima di tre finali giocate dalla Juventus di Lippi). La sollevó Vialli, da capitano. Fu lí che Vialli chiuse con l'Italia, dopo 123 reti in 325 partite di Serie A e 43 reti in 89 partite di Coppe Italia, oltre a 35 reti in 74 partite di coppe europee (che in questo caso includono il Chelsea).


Poi Vialli decise di fare una nuova esperienza e andó al Chelsea, a quell'epoca allenato da Gullit. Sembravano due giocatori simili (molto solari fuori dal campo ed irruenti nel gioco), ma non andarono molto d'accordo. Gullit fu allontanato e Vialli vinse vari trofei anche con il Chelsea, insieme a Di Mattteo e Gianfranco Zola. Era l'inizio del periodo in cui la Premier League avrebbe sostituito la Serie A come campionato piú importante del mondo. Ma a quell'epoca chi andava in Inghilterra per noi era qualcuno a fine carriera, molto diverso da adesso.


Vialli fece addirittura il calciatore-allenatore, vincendo una Coppa delle Coppe, poi l'allenatore e basta. Dopo la fine del rapporto con il Chelsea non andó benissimo e divenne un commentatore sportivo molto apprezzato con Paolo Rossi. Poi, lui che abitava a Londra, si riavvicinó all'Italia quando fu chiamato a fare il dirigente accompagnatore (un po' come Gigi Riva prima di lui) alla nazionale di Mancini. Fu un periodo in cui si parló molto della sua lotta al tumore e del suo coraggio.


Poi vi furono gli Europei del Sogno Azzurro, con i suoi scherzi, il discorso alla squadra il giorno del suo compleanno, la scaramanzia durante i rigori, ed il belllissimo abbraccio con Mancini. Un grandissimo giocatore italiano ed amante della maglia azzurra. Penso che proprio il suo ruolo nell'Italia di Mancini abbia ri-cementato il grande amore degli italiani per lui. Un grazie a Mancini anche per questo.

Mi piace mostrare questa versione perché, come dice anche Sandro Modeo per Ultimo Uomo, la versione piú conosciuta (quello che ho anche io la notte della finale) é quella con Mancini in primo piano. Il momento é raccontato molto bene anche nel bellissimo documentario "La Bella Stagione".

Questo é dimostrato dall'amore dimostrato in questi giorni e da come sia rimasto nel nostro immaginario, tanto di piú di giocatori che hanno vinto piú classifiche cannonieri di lui (come Pulici, Pruzzo, Signori o Luca Toni) o hanno segnato piú reti di lui in Serie A (come Bettega, Graziani, Chiesa, Montella, Gilardino o Di Natale). Pensate anche a come é speciale il fatto che sia riuscito a giocare insieme a Mancini, Giannini, Baggio, Zola e Del Piero, alcuni dei piú grandi fantasisti italiani.

Il mio amore per lui é stato ad ondate: prima tanto ai tempi di Under 21 ed Euro 1988, poi si é affievolito con l'andamento di Italia '90 (doveva giocare Baggio con l'Argentina, poche storie) e certe sue dichiarazioni spaccone dopo il mondiale o ai tempi di Italia 1994. Poi ritornó con lo scudetto della Samp e l'anno della Champions, poi si affievolí ancora per il passaggio alla Juve (mentre Mancini restava alla Samp). Mi rendo conto ora che le cose non devono essere state facili per lui: da stella assoluta dal calcio italiano a quasi messo da parte (o completamente messo da parte, in nazionale) con l'esplosione di Baggio. Ora capisco come quelle ultime belle vittorie con la Juve siano state un'iniezione di orgoglio. Poi con la Nazionale, lui e Macini hanno chiuso il cerchio.

Gli snip delle foto sono dalla Gazzetta, SkySports Italia, Rivista 11, Ultimo Uomo, Storie di Altro Calcio, Instagram, Facebook e Twitter

08 gennaio 2023

SERIE A - il punto dopo 16 giornate - É tornata la Juve?

Ero indeciso se mettere in copertina Moise Kean per il ritorno alla rete nelle ultime giornate o le buone prestazioni dei giovani Fagioli e Miretti. Alla fine ho deciso di puntare su Federico Chiesa, che sta lentamente tornando a giocare. Potrebbe essere il miglior acquisto invernale per Juve... e nazionale (snip da pazzidifanta.com)

Una nota veloce e tristissima. Oggi, mentre scriviamo questo post, abbiamo saputo che é morto Gianluca Vialli, uno dei giocatori italiani piú amati degli ultimi 40 anni e la guida morale della nostra nazionale Campione d'Europa 2021. Ne parleró con calma in un post dedicato a lui nei prossimi giorni. 

Torniamo a parlare di Serie A.  In teoria sono passate solo 4 giornate dall'ultima volta, ma in pratica sono passati due mesi e mezzo, 75 giorni in cui la notizia del Pallone D'Oro a Benzema o i sorteggi per gli Ottavi di Champions, sono stati presto seppelliti da un Mondiale pieno di emozioni e avvenimenti che sicuramente avranno effetti anche sul resto della stagione ed il mercato, come si é gia'visto con il trasferimento di Cristiano Ronaldo in Arabia Saudita. Nel frattempo ci ha lasciato anche Pelé.

La scorsa stagione, a questo punto della stagione, avevamo notato il re-inserimento dell'Atalanta di Gasperini nella lotta per il titolo tra Milan, Inter e Napoli. L'anno precedente, sottolineammo la bella doppietta di Chiesa nella vittoria della Juve di Pirlo a San Siro contro il Milan di Pioli. Tre anni fa, dopo 15 giornate, commentammo la prima sconfitta in campionato della Juventus di Sarri contro la Lazio di Inzaghi ed il primato dell'Inter di Conte in classifica.


Nell'ultimo post sulla Serie A, parlammo di una possibile fuga del Napoli di Spalletti. La squadra continuava imbattuta in Europa e oltre a primeggiare in campionato, riusciva anche ad incantare in Europa. Ed in effetti, nelle ultime tre partite prima della pausa per i Mondiali, il Napoli aveva continuato la sua marcia a suon di vittorie (incluso in trasferta a Bergamo) e di goal. Sembrava semplicemente inarrestabile. A gennaio 2023, con la sconfitta del PSG contro il Lens, il Napoli era rimasta l'unica squadra imbattuta d'Europa. Il primato é durato poco perché, alla ripresa del campionato, la squadra di Spalletti é uscita sconfitta da San Siro al termine di una partita molto bella e ben giocata dall'Inter. Ora é importante che il Napoli non vada in panico, é sempre favorita a vincere il girone di andata e poi lo scudetto. Deve cercare di pensare che il campionato parte ora e ha un bonus di 5 punti sulla prima inseguitrice. Piú facile a dirsi che a farsi peró.

Dietro al Napoli, ritroviamo il Milan di Pioli. Nelle ultime 4 giornate, i rossoneri hanno colto tre vittorie ed un pareggio. L'ultima vittoria, qualche giorno fa, in casa della Salernitana, ha messo in mostra una squadra in ottima forma, soprattutto Leao e Tonali, anche se molto sprecona sotto porta. Ora il grande dilemma sará vedere come finiranno le vicende di mercato del portoghese, oltre a quanto il Milan continuerá a soffrire la prolungata assenza del portere Maignan. Il passaggio di turno in Champions dovrebbe avere aiutato i rossoneri a guadagnare un po' di autostima.

La sopresa del terzo posto é la Juventus di Allegri. Dopo un inizio stagione disastroso, culminato con l'uscita dalla Champions, i bianconeri hanno infilato una serie di vittorie consecutive e si sono riportate stabilmente tra le prime quattro della Serie A. Il tutto mentre i vertici della societá (Agnelli, Nedved & co.) saltavano sepolti dalle inchieste giudiziarie. Nelle ultime 4 giornate, i bianconeri hanno battuto squadre come Inter e Lazio e mostrato Kostic, Rabiot e Milik in grande forma, oltre ad una difesa molto solida. Come dice giustamente Condó nel suo podcast, l'aspetto impressionante é che la Juve ha fatto questo nella totale assenza dei suoi principali acquisti di mercato, ovvero Pogba e Di Maria.

Al quarto posto é risalita l'Inter. Dopo la sconfitta con la Juve, i nerazzurri hanno vinto tre partite di fila, inclusa quella molto importante con il Napoli di cui dicevamo. I nerazzurri hanno una rosa molto forte e, dopo il pessimo inizio di stagione, sembrano aver trovato piú fiducia con la bella affermazione contro il Barcelona in Champions. I nerazzurri hanno molto frecce nel loro arco (vediamo se anche Lukaku si riprende dopo il Mondiale) ma sono anche molto bravi a farsi male da soli. Ora hanno bisogno di ritrovare costanza nei risultati per potersi inserire nella lotta scudetto.

Dietro queste squadre troviamo, molto vicine tra loro, la Lazio, la Roma e l'Atalanta. Le due romane continuano ad avere un andamento altalenante, mentre l'Atalanta ha avuto un chiaro calo dopo un ottimo inizio di stagione. Da segnalare, nell'ultima partita tra Roma e Bologna all'Olimpico, un bello striscione in ricordo di Sinisa Mihailovic, un altro grande giocatore che ci ha lasciato in queste ultime settimane. 

Chiudiamo con il mio Parma, al sesto posto in Serie B. Certo, dopo tutto quello che abbiamo passato nelle ultima settimane con il Mondiale del Qatar, fa effetto tornare a parlare di Serie A o Parma, peró il calcio é cosí, come la vita, si va sempre avanti.

04 gennaio 2023

CRISTIANO RONALDO getta la spugna e lascia il calcio che conta

Aveva detto che lui non sarebbe mai andato a competere in campionati da pensionati d'oro come i paesi del golfo o la Cina. D'altra parte anche Mourinho aveva detto che per lui contava solo la Champions (snip da Gazzett.it)
 

E cosí, dopo il mondiale che ha visto il trionfo finale di Messi quasi fosse un film della Marvel, CR7 ha preso atto che a 38 anni era meglio raccogliere quanti piú soldi possibili prima di appendere le scarpe al chiodo. Certo poteva finire in modo piú dignitoso

Come ha detto  molto bene qualcuno su FB, Cristiano Ronaldo lascia il calcio che conta mettendosi in una foto con un pacioccone sceicco arabo mentre mostra un'anomia maglia che potrebbe essere quella del Chievo. Il tutto per la modica cifra di un miliardo di Euro per 2,5 anni da "giocatore" (si puó chiamare cosí?) con l'Al-Nassr e poi un ruolo di uomo immagine per la candidatura dell'Arabia Saudita ad ospitare i Mondiali 2030 insieme ad Egitto e Grecia.

D'altra parte, il 2022 di CR7 é stata una vera Via Crucis, ripercorriamola:

  • Nell'Agosto 2021, lascia la Juventus e la Serie A per tornare al primo amore, il Manchester United, convinto che il palcoscenico della Premier gli ridará lo spazio che merita. Il Man. United cambierá due allenatori ma nella primavera 2022 non riuscirá nemmeno a qualificarsi per la Champions dell'anno dopo. Ronaldo dovrá sorbirsi la vittoria degli ex-compagni del Real in Champions (li aveva lasciati pensando avessero dato tutto), che porterá pure al Pallone d'Oro per l'ex-delfino Benzema.
  • In estate 2022, Ronaldo fará di tutto per cambiare squadra e trovare un posto in Champions. Peró chiede troppi soldi e nessuno se la sente. A Settembre 2022, per la prima volta nella sua carriera, Ronaldo debutta in Europa con una musica diversa da quella della Champions. Si vedono le prime incomprensioni con il nuovo allenatore Ten Hag.
  • I risultanti altalenanti della squadra spingono Ten Hag a metter CR7 in panchina. Cerca conforto in nazionale, ma il Portogallo manca le finali di Nations League a causa di un goal della Spagna all'ultimo minuto nell'incontro decisivo. Lui sbrocca. Prima lascia la panchina prima della fine della partita e viene messo fuori rosa per una partita, poi, alla vigilia del Mondiale, rilascia un'intervista sferzante contro la societá e l'allenatore. É la goccia che fa traboccare il vaso e il Man United taglia il contratto. Ronaldo partecipa al mondiale da free agent.
  • L'intervista di Ronaldo sembra avere avuto effetti anche nei rapporti con i compagni in nazionale; nonostante le smentite di entrambe le parti, le riprese video mostrano un ambiente gelido verso il recordman portoghese. CR7 peró parte bene segnando un goal al suo 5 mondiale di fila mentre Messi perde con l'Arabia Saudita.
  • Le prestazioni di Ronaldo non migliorano e sembrano imbrigliare la squadra portoghese (che diversamente sembra avere una delle piú grosse concentrazioni di talento di sempre). CR7 viene sbeffeggiato dall'Adidas per essersi voluto appropriare di un goal di Bruno Fernandes. 
  • Con la Corea del Sud, Ronaldo viene sostituito ed apostrofa il suo allenatore Fernando Santos, che coglie la scusa per lasciarlo fouri contro la Svizzera agli ottavi. CR7 guarderá dalla panchina il suo sostituto Goncalo Ramos segnare una tripletta e portarsi via il pallone, mentre la squadra demolisce gli svizzeri.
  • Con il Marocco, il Portogallo le prova tutte ma viene eliminato. Ronaldo esce dal campo in lacrime prima di tutti e sembra dimenticarsi che é il capitano. Come sempre, ogni suo gesto viene studiato al microscopio ed é giudicato per tutto. Peró ci mette del suo con il suo ego narcisistico.
  • Passerá il resto del mondiale a guardare Messi ergersi sempre piú in alto a suon di record e goal e cercherá di consolarsi con il regalo della compagna Georgina. Sembra giá un ex giocatore.
Sembra una serie netflix ma é andata cosí. É incredibile perché fino ad un anno fa, palloni d'oro a parte, si parlava del posto di Ronaldo nella storia, del suo dualismo con Messi e di come si ponevano questi due extraterrestri nei confronti di giocatori come Pelé e Maradona. Oggi, dopo questo anno terribile, Ronaldo esce fortemente ridimensionato. Le sue dichiarazioni alla presentazione di ieri suonano quasi ridicole.

Chissá, avrebbe potuto scegliere una soluzione piú romantica? Difficile. Forse rimpiange di aver lasciato la Juve. Fatto sta che ora diventa difficile pensare perfino in una partita di addio con tutti i ponti che ha bruciato. Anche se si sa che nel calcio con i soldi i ponti si ricostruiscono alla svelta, the show must go on. Resta a vedere cosa sará del suo rapporto con la nazionale portoghese, ne abbiamo parlato anche nel bilancio dei mondiali.

Di certo quello che rimane é che, in questa stagione si é chiusa definitivamente quella transizione che erá iniziata con il passaggio di Ronaldo alla Juve, ovvero la fine del fortissimo dualismo con Messi che tanto aveva caratterizzato un periodo di scontri tra Real Madrid e Barcelona (per quanto giá non fosse il centro del calcio come ai tempi di Mourinho e Guardiola). Penso che ci mancherá e che per quanto si parli giá di Mbappé e Haaland come il prossimo grande dualismo, non ci siano paragoni a livello iconografico.

01 gennaio 2023

PELÉ

Tra le tante foto in circolazione, ho deciso di scegliere questa perché si vede Pelé con la Coppa Rimet, che fu poi ritirata dopo la terza vittoria del Brasile nel 1970. Fu dopo di allora che venne scolpita da Gazzaniga la bellissima Coppa in uso oggi (snip da (storiedicalcio.altervist.org)

E cosí, dopo le molte paure con in ricoveri degli ultimi mesi, soprattutto durante i Mondiali, ci ha lasciato Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelé, da molti considerato il giocatore piú grande della storia del calcio. Prima di discutere di questo aspetto e della sua storia, voglio celebrarlo attraverso alcune delle foto e degli articoli piú belli che ho visto in questi giorni.

  • La Gazzetta ed il sito della FIFA hanno un articolo che raccoglie tante dediche di tanti calciatori e altri personaggi famosi, ne ho messi alcuni qui sotto.

Il saluto del Santos, squadra dove Pelé giocó gran parte della sua carriera.

Il Saluto di Ronaldo il Fenomeno

Arthur Coimbra Antunes, detto Zico (O Galinho)


La foto messa dal Milan per salutare Pelé. Mostra anche Trapattoni, che provó a marcarlo in un paio di occasioni, incluso in quella finale di un'intercontinentale del 1963.

Il saluto di Ronaldo, che lo chiama Re.

Quello di Neymar, che negli ultimi Mondiale ha eguagliato Pelé come numero di reti in nazionale 



Quello di Mbappé, il giocatore che piú di tutti sembrava vicino a poter ambire a vincere piú Mondiali come Pelé

La federazione brasiliana di calcio. Una foto veramente stupenda.

Quello di Cafu, capace di partecipare in tre finali  del Mondiale consecutive, vincendone due.

Il saluto di Kaká, ultimo Pallone D'Oro brasiliano

Tra i tanti di giocatori italiani, mi piace molto questa foto messa da Antognoni.

Metto anche quello di Falcao per mostrare che tutte le generazioni di brasiliani lo hanno acclamato come il piú grande

  • Molti articoli a ricordare i trofei vinti (incluso le prime Cope Libertadores e Intercontinentali per una squadra brasiliana) e le reti segnate con il Santos e la Nazionale Brasiliana. Altri perfino a celebrare la bellissima rovesciata del film "Fuga per la Vittoria".
  • Si é parlato anche delle offerte che ebbe dall'Italia con discussioni su come sarebbe andato nel calcio Europeo. Molte le interviste di quelli che giocarono contro di lui, come Rivera nel 1963.
  • Una bellissima foto di Pelé in trionfo allo stadio Azteca nel 1970, come Maradona 16 anni dopo (snip da Gazzetta.it). E poi anche il riconoscimento del suo ruolo iconografico (come Elvis, Marylin o Mohamad Ali).
  • Ovviamente anche tante analisi sulla sua ereditá e sui suoi numeri oltre che confronti con gli altri grandi della storia. Si é parlato anche del suo difficile rapporto con Maradona e della loro riappacificazione negli anni successivi con immagini dalla trasmissione di Diego, El Diez.
  • Ci sono tantissimi video che raccolgono le sue reti e gesta piú belle, molto belli davvero. C'é il goal 1000, nel 1969. Ci sono tanti racconti sulle sue vittorie ai mondiali, dall'esordio del 1958 in Svezia (vittoria in finale contro il GRE-NO-LI, unica mondiale vinto da una sudamericana in Europa), alla consacrazione nel 1970 (nel 1962 e 1966 fu afflitto dagli infortuni), in cui rimase famoso il suo stacco di testa nella finale contro l'Italia.
  • C'é una bellissima intervista di Eduardo Galeano a Pelé e al suo agente. Anche articoli molto belli su come Pelé sia entrato nel nostro immaginario per quello che ci raccontavano i nostri genitori, o video che mostrano come cose fatte tanti fuoriclasse erano giá state fatte da Pelé.
  • Questo articolo di Ultimo Uomo é molto completo é mostra come Pelé abbia portato il Brasile in cima al mondo (da 0 mondiali a 3, Coppa Rimet ritirata), costruendo anche l'immagine iconica di una nazionale di classe irraggiungibile e di club come il Santos che erano perfettamente competitivi anche contro le squadre europee. Si parla anche dei 7 palloni d'oro che gli avrebbe teoricamente dato France Football.
Bene, dopo questa compilazione di bei ricordi di PELE' (a cui ne aggiungeró probabilmente altri nei prossimi giorni/mesi/anni, come feci con Diego nel 2020), dovrei dire cosa rappresenta Pelé per me. Sicuramente tante delle cose che si sono dette qui sopra: sui tantissimi goal, i tre titoli mondiali, il rimpianto per non averlo visto in diretta ed in Europa...

Sono molto pronto a discutere se Maradona sia piú forte di Messi, perché li ho visti entrambi. Peró non posso fare la stessa cosa con Pelé. Non l'ho mai visto giocare. Ho visto solo partite registrate e mi sembrava un calcio diverso (come a chi guarda l'Italia del 1982 ora forse). Mio padre disse che era il giocatore piú completo che abbia mai visto quindi piú forte di Maradona. 

Oltre a Pelé non ho mai visto giocare gente come Eusebio, Garrincha, Rivera, Schiaffino, Mazzola (padre e figlio), Garrincha, Best, Piola, Beckenbauer, Meazza, Cruyff, Gerd Muller o Parola. Per quello cerco sempre di fare riferimento al calcio che conosco, quello degli ultimi 40 anni. Sono d'accordo con Guardiola che c'é anche un fatto emotivo e per questo considero Maradona il piú grande forse. 

Chiudo la questione con alcuni punti finali, alcuni dei quali avevo sollevato al momento di fare un bilancio dei Mondiali appena conclusi:
  • Non dobbiamo scordarci che la nazionalitá del giocatore incide tantissimo su quanto possa incidere in campo internazionale (guarda caso i migliori hanno tutti vinto un mondiale o ci sono andati vicino). Al di lá delle opinioni di ognuno, giocatori come Haaland, Ibrahimovic, Weah, Drogba, Eto'o e via dicendo non riuscirebbero mai a essere considerati per i gradini piú alti del podio.
  • Oggi i giocatori giocano piú a lungo e hanno piú partite per mettersi in mostra e vincere trofei. Dalle SuperCoppe, alle Nations League, alla Champions dove giochi tutti gli anni. Insomma il confronto sul piano unico dei trofei secondo me é ingannevole (Mondiali a parate forse).
  • Un altro aspetto che non si puó lasciare da parte é la questione della durata nel tempo. Giocatori come Buffon, Maldini, Messi, Sergio Ramos o Ronaldo sono durati tantissimo e anche questo (unito al punto sopra per Messi e Ronaldo) gli ha permesso di raggiungere livelli mai visti prima. Un aspetto di questo dibattito rimarrá sempre la questione di quanto il vincere nel lungo periodo conti di piú di fiammate intense ma brevi (Ronaldinho, Romario, Van Basten...).