12 agosto 2025

ANNO x ANNO - Stagione 1988-1989 - il Milan costruisce il suo mito in Europa

Ho scelto questa foto, rispetto a quelle che girano di piú con Gullit che alza la prima Coppa rossonera perché si vede l'apporto italiano a questa vittoria, con capitan Baresi in testa. Fu una grande impresa che ci rimise sulla mappa internazionale del calcio. Peccato che da tempo siamo molto lontani dai vertici.

Eccoci ad un'altra puntata del progetto ANNO x ANNO. Questa fu la stagione in cui il Milan di Sacchi strabilió l'Europa dominando il Real al Bernabeu e prendendosi la sua prima Coppa dei Campioni. La stagione in cui il Napoli di Maradona vinse anche in Europa battendo anche il Bayern Monaco (dopo aver ballato sulle note di Life is Life), in cui la Samp sfioró il triplete italiano in finale di Coppa delle Coppe. Ed in cui l'Inter di Trapattoni e Mattheus vinse il campionato stabilendo vari record.

L'anno 1988-89 fu uno dei piú belli della mia gioventú. Ero in quarta superiore ed ormai uscivo regolarmente la sera durante i week-end. Fu l'anno dove mi innamorai per la prima volta (ora direi che presi una cotta), fu un anno di tante serate indimenticabili (tra Piacere, Traguardo, Jumbo e Arcadia) e di una divertentissima gita in costiera Amalfitana. Ero in banco con Guido in classe e avevo una vita sociale attivissima. L'unica delusione é che non ero riuscito a prendere la patente della moto, quindi dipendevo dagli altri. Continuavo a giocare al San Martino. Quell'estate feci la mia prima vacanza da solo, a Cesenatico, con la mia compagnia. 

Non puó mancare il solito errore: in questo caso, mi sono scordato di indicare che la Serie A era passata a 18 squadre e che in Francia fecero un esperimento e diedero 3 punti a vittoria (tornerá a 2 l'anno dopo)

INGHILTERRA

Quell'anno la First Division scese a 20 squadre. Nell'estate 1988, il Liverpool riportó Ian Rush a casa dopo la deludente esperienza a Torino, mentre il Tottenham acquistó Paul Gascoigne dal Newcastle (parleremo ancora di lui) Tra le altre squadre, l'Aston Villa riprese Gordon Cowans dal Bari (il Southampton fece lo stesso con Paul Rideout) ed il Manchester United portó a casa Mark Hughes dopo l'anno al Bayern (questi gallesi non sembravano andare molto bene all'estero) e lasció partire Gordon Strachan. In quegli anni di esclusione dalle coppe europee, il mercato inglese era ancora abbastanza asfittico. La stagione peró fu entusiasmannte con un bellissimo testa a testa tra Arsenal e Liverpool. Alla fine vinse la squadra londinese grazie al maggior numero di reti negli scontri diretti, mentre il Liverpool di Dalglish dovette consolarsi con la vittoria in FA Cup sull'Everton. Quell'anno successe un altro disastro allo stadio di Hillsborough, a Sheffield ed il destino volle che fosse ancora durante una partita del Liverpool. Il sovraffollamento di tifosi nella semifinale di FA Cup portó alla morte di 97 persone, la piú alta nella storia delo sport inglese.

SPAGNA

La notizia principale di mercato fu l'arrivo di Johan Cruyff sulla panchina del Barcelona. I catalani lasciarono partire molti giocatori ma si assicurarono Miguel Soler ed Ernesto Valverde dall'Espanyol e Jose Mari Bakero dal Real Sociedad. Il Real Madrid, salutó il ritiro del glorioso Santillana e si fece un regalo comprando Bernd Shuster dal Barcelona, inaugurando una serie di acquisti che vedremo poi con Michael Laudrup e Luis Figo. L'Atletico Madrid vendette Alemao al Napoli e Julio Salinas al Barcelona, acquistando invece il brasiliano Baltazar. Tra gli altri trasfrimenti si possono notare: l'arrivo del brasiliano Amarildo al Celta de Vigo; il trasferimento del portiere dell'URSS Toni Dasaev e dell'attaccante Toni Polster al Siviglia, l'arrivo degli argentini Oscar Ruggeri e Nery Pumpido dal River Plate al Logrones e al Betis. Il trasferimento del portiere del Paraguay, José Luis Chilavert, al Saragoza (che vendette Ruben Sosa alla Lazio). Il Barcelona fece una buona stagione, soprattutto in Europa, peró il campionato lo vinse ancora il Real Madrid, che quell'anno si portó a casa anche la Copa del Rey.

GERMANIA

Il Bayern cercó di ritornare piú competitivo acquistando, tra gli altri, Olaf Thon, e Stefan Reuter, anche se dovette vedere partire Matthaus e Brehme, oltre a Pfaff e Michael Rummenigge. Tra gli altri trasferimenti, possiamo notare: Bruno Labbadia al Kaiserslautern; Srecko Katanec (in futuro alla Samp) allo Stoccarda; Oliver Bierhoff all'Amburgo; l'Eintracht cedette Lajos Detari (in Grecia) e Wlodzimierz Smolarek (in Olanda); Michael Rummenigge andó al Borussia Dortmund. Quell'anno il Bayern ripristinó il suo dominio e vinse il campionato davanti a Colonia e Werder Brema (questi ultimi perdettero anche in finale di Coppa di Germania, contro il Borussia Dortmund). Lo Stoccarda di Jurgen Klinsmann arrivó in finale di Coppa UEFA.

FRANCIA

In Francia la vittoria del Monaco dell'anno precedente spinse molte squadre a rinforzarsi. Il Bordeaux cedette i fratelli Vujovic al Cannes ed acquistó Jesper Olsen, Bixente Lizarazu, Enzo Scifo ed Eric Cantona. Oltre a quest'ultimo, il Marsiglia cedette anche Abedí Pelé in prestito e Bernard Genghini, mentre salutó il ritiro di Alain Giresse, protagonista di tutti gli anni '80 della nazionale. Il Monaco, invece, acquistó il giovane George Weah e promosse Emmanuel Petit in prima squadra. Tra gli altri trasferimenti da notare: Bruno Bellone e l'iconico Carlos Valderrama al Montpellier, il futuro allenatore Rudi Garcia passó dal Lilla al Caen; David Ginola passó al Matra Racing di Parigi. Il Marsiglia di Bernard Tapie (che cercava piú in piccolo di replicare le gesta di Berlusconi ed ebbe simili guai giudiziari), vinse il campionato davanti a Bordeaux e Montpellier. Jean Pierre Papin fu ancora capocannoniere ed i marsigliesi vinsero anche la Coppa di Francia al termine di una combattutissima finale contro il Monaco.

ITALIA

Giuseppe Bergomi. Vinse una Coppa del Mondo da giovanissimo e la sua maturitá gli valse il soprannome di Zio. Non l'ho mai considerato fortissimo, peró la longevitá della sua carriera all'Inter ed in nazionale (fece anche i mondiali del 1986 e del 1990 e fu chiamato nel 1998) dicono una cosa diversa. Con Walter Zenga e Riccardo Ferri diede vita ad un trio difensivo molto forte. Vinse lo scudetto del 1989 da capitano.

Dopo il grande clamore della vittoria del Milan di Sacchi dell'anno precedente, in qualche modo rinforzata dal trionfo dell'Olanda agli Europei, le altri grandi di Serie A capirono che dovevano fare altri investimenti per competere, anche perché fu aperta la possibilitá di tesserare un terzo giocatore straniero.  La parte del leone la fece l'Inter con gli acquisti di Lothar Matthaus, Andreas Brehme, Nicola Berti, Alessandro Bianchi e Ramon Diaz (oltre agli addii di Scifo e Passarella, fece molto effetto il passaggio di Spillo Altobelli alla Juventus). Il Napoli rinforzó soprattutto il centrocampo con Luca Fusi, il brasiliano Alemao e Massimo Crippa (mentre partirono colonne storiche della squadra come Bagni, Garella e Giordano e Giuseppe Bruscolotti si ritiró), mentre ormai era titolare fisso Ciro Ferrara. Il Milan si regaló Frank Rijkaard, per completare la squadra degli olandesi (definizione ingenerosa verso la classe degli italiani che furono la spina dorsale della squadra fino a metá anni '90). La Juve (che chiamó Dino Zoff in panchina e salutó il ritiro di Gaetano Scirea), rimandó Rush in Inghilterra prese Sasha Zavarov, grande protagonista dell'URSS agli Europei (e primo giocatore sovietico in Italia), oltre al portoghese Rui Barros e a Giancarlo Marocchi

La Roma (che salutó il ritiro di Zbigniew Boniek) prese il brasiliano Renato Portaluppi dal Flamengo (grande donnaiolo), oltre a Ruggiero Rizzitelli e Daniele Massaro. La Lazio acquistó Ruben Sosa e promosse Gigi Di Biagio in prima squadra. Il Torino acquistó il portiere Luca Marchegiani ed il brasiliano Muller e promose in prima squadra Benny Carbone e Alvise Zago. La Fiorentina di Baggio si rafforzó con gli arrivi di Dunga, Roberto Pruzzo (segnerá il suo ultimo goal prima di ritirarsi da ex contro la Roma in uno spareggio per le coppe europee) e Stefano Borgonovo (che proprio con Baggio formerá una coppia stupenda). La Sampdoria aquistó Giuseppe Dossena e Amedeo Carboni. Tra gli altri trasferimenti, notiamo: l'addio di Aldo Cantarutti all'Atalanta; il Pisa acquistó il futuro allenatore Massimiliano Allegri, tra l'altro livornese; l'arrivo del brasiliano Edmar a Pescara e dell'attaccante Massimo Agostini al Cesena; il Bologna si porto a casa i cileni Hugo Rubio e Ivan Zamorano (poi ceduto in prestito), insieme a Massimo Bonini e Mika Altoonen (il finlandese che aveva stregato l'Inter l'anno prima), oltre che a Massimo Bonini ed Angelo Alessio dalla Juventus; l'arrivo di Giordano e Silvano Fontolan all'Ascoli; il trasferimento di Claudio Canniggia e Mario Bortolazzi al Verona (che disse addio al grande Elkjaer-Larsen e ad Antonio Di Gennaro.


Sicuramente lo straniero piú importante che arrivó quell'anno. Questa foto é famosa perché si riferisce al goal decisivo che Matthaus segnó quell'anno nello scontro diretto tra Inter e Napoli del maggio 1989. Lothar Matthaus non era ancora il capitano della Germania campione del Mondo del 1990 o il pallone d'oro di quell'anno, ma era un giocatore che aveva giá giocato tre Europei (vincendo quello del 1980) e due mondiali (due finali, da titolare nel 1986) e portato il Bayern ad una finale di Champions nel 1987. Con lui l'Inter cercó di creare la squadra dei tedeschi (piú tardi arriverá anche Klinsmann), peró raccolsero meno di quanto avrebbero sperato.

La Serie A era tornata a 18 squadre. L'Inter voló in testa da solo giá alla quinta giornata. Fu una cavalcata a senso unico: i nerazzurri conquistarono 58 punti (nessuna squadra riuscí a farlo nell'epoca dei due punti a vittoria) e vinsero almeno una volta contro tutte le avversarie, tranne la Juventus. Il Milan capí che i sogni scudetti erano molto difficili a ripetersi dopo aver perso il derby dell'andata (decisivia una rete di Aldo Serena, poi capocannoniere a fine stagione) e si concentró sull'Europa. Solo il Napoli di Maradona riuscí a stare in scia, finendo il girone di andata ad un punto dall'Inter, che perse 4 a 3 nell'ultima giornata dell'andata contro la Fiorentina di Baggio e Borgonovo. L'Inter era una squadra molto quadrata ed atletica quell'anno, che scendeva in campo con Walter Zenga in porta, Giuseppe Bergomi, Andrea Mandorlini, Riccardo Ferri e Andreas Brehme in difesa; Alessandro Bianchi, Gianfranco Matteoli, Lothar Mattheus e Nicola Berti a centrocampo; Aldo Serena e Ramon Diaz in attacco.

Nel girone di ritorno, l'Inter continuó ad allungare sul Napoli con una serie di vittorie consecutive e poi a fine maggio 1989, conquistarono matematicamente il loro 13mo scudetto (il primo dopo 9 anni di attesa, dovrá aspettare ancora di piú negli anni successivi), battendo il Napoli a San Siro per 2 a 1 con una famosa punizione di Lothar Matthaus. Il Napoli fu ancora una volta superato da una milanese nonostante un ottima stagione. Maradona e compagni rimasero delusi anche in Coppa Italia, dove furono battuti dalla Sampdoria di Vialli e Mancini, una squadra sempre piú rodata e matura che quell'anno raggiunse anche la finale di Coppa delle Coppe. I partenopei peró quell'anno erano presenti anche in Europa e non fallirono l'appuntamento. Sorprese la retrocessione in Serie B del Torino. In quella stagione vi furono anche alcuni incidenti con vittime tra i tifosi.

Portiere e metá difesa erano quelli della nazionale. Dopo quel campionato dei record mi sarei aspettato altre vittorie, peró caló abbastanza rispetto alle previsioni.

Dopo la bella parentesi di Roma e Juventus ad inizio anni '80, le italiane tornarono squadre da battere in Europa. Fu una tendenza che continuó per tutti gli anni '90, dove le squadre italiane raccolsero trofei e finali in tutte le tre competizioni europee. Ovviamente la spinta data da Berlusconi con il suo Milan, trascinó il sistema a trasformare una campionato che era giá il palcoscenico dei giocatori piú forti del mondo anche nella competizione piú competitiva di tutte. Ce ne rendemmo conto piú tardi, quando era finito tutto.

Partiamo come sempre dalle "altre coppe" per poi dare piú spazio alla Champions in fondo alla sezione (e non scordiamoci che le squdre inglesi erano state bandite dalle competizioni dopo l'Heysel). In Coppa delle Coppe, la Sampdoria di Boskov riuscí ad arrivare fino alla finale di Berna, dove si arrese solo al Barcelona di Johan Cruyff, vincente per le reti di Salinas e Rekarte. I blucerchiati erano una squadra che, olre a Vialli e Mancini, poteva schierare giocatori come Gianluca Pagliuca, Moreno Mannini, Fausto Pari, Luca Pellegrini, Fausto Salsano, Toninho Cerezo e Giuseppe Dossena. Giocavano un calcio divertente e verticale. Durante la competizione riuscirono ad eliminare il Norkopping, il Jena, la Dinamo Bucarest ed i campioni in carica del Malines, in semifinale (stupendo l'assist di Mancini per Cerezo al ritorno e bellissimo il raddoppio di Dossena). Fu una grande delusione per Vialli e Mancini, che poi la rivissero alla potenza nella finale di Champions del 1992. Capocannoniere della competizione fu Hristo Stoichkov con il CSKA Sofia.

Il riscaldamento di Maradona a Monaco di Baviera per il ritorno delle Semifinali con il Bayern. Storia. 

In Coppa UEFA, il Napoli di Maradona colse una bellissima vittoria in rimonta per 2 a 1 sullo Stoccarda di Klinsmann e Katanec, con reti di Maradona e Careca. L'Italia era rappresentata da 4 squadre e tutte riuscirono a qualificarsi fino agli ottavi. A quel punto, l'Inter uscí contro il Bayern Monaco (la partita rimase famosa per il 2 a 0 dell'Inter a Monaco con una gran rete di Berti che illuse l'Inter prima della sconfitta casalinga per 3 a 1 a San Siro), mentre la Roma uscí con la Dinamo Dresda. Ai quarti, la Juve uscí proprio contro il Napoli, ai tempi supplementari. In Semifinale il Napoli batté anche il Bayern Monaco dimostrando di aver avuto un calendario molto piú impegnativo dello Stoccarda. Il ritorno a Monaco é rimasta famosissimo per il riscaldamento di Maradona sulle note di Life is Life prima della partita. Fu un trionfo stra-meritato. Una piccola parentesi sulla Libertadores, per dire che fu vinta dall'Atletico Nacional di Medellin (l'allenatore Francisco Maturana allenerá la nazionale Colombiana piú tardi) ai rigori contro i paraguayani dell'Olimpia. Capocannoniere fu Carlos Aguilera del Penarol, lo vedremo in Italia.

Una squadra iconica. Rispetto a quella dello scudetto 1988, c'é Costacurta al posto di Filippo Galli, Van Basten per Virdis e Rijkaard per Evani anche se questi giocatori parteciperanno molto alle vittorie rossonere.

Nella Coppa Campioni del 1988/89, l'Italia era rappresentata dal Milan di Sacchi. Gli avversari principali erano il Monaco, il PSV, il Porto, ed il Werder Brema. Il Milan passó facilmente contro il bulgari del Vitos Sofia (quattro reti per Van Basten), ma poi fece molta fatica con la Stella Rossa (passó solo ai calci di rigore dopo la ripetizione della partita per nebbia) e del Werder Brema. Arrivó cosí la semifinale con il Real Madrid, che per noi era una vera finale. Il Real per quattro anni di fila aveva buttato fuori dall'Europa il Napoli, la Juventus e l'Inter (due volte in semifinale di Coppa UEFA) ed era il nostro terrore. Il Bernabeu sembrava uno stadio che divorava gli avversari. Peró per me che vidi tutte le partite del Milan in quella stagioni di Coppe, fu proprio la partita piú bella dei rossoneri. Il Milan scese in campo in braghette nere, quello che divento un leit motiv delle partite importanti di Coppa. I rossoneri dominarono il gioco e meritavano di vincere ampiamente. Finí 1 a 1 per caso (gran goal di Van Basten, una rete di Gullit fu annullata per motivi dubbi). Fu una prova talmente maiuscola che al ritorno non ci fu storia ed il Milan vinse per 5 a 0, distruggendo il mito del Real Madrid che poi dovette aspettare anni per riaffacciarsi a quei livelli. Ormai il Milan era lanciato verso l'impresa e, in un Camp Nou pieno di bandiere rossonere, il Milan distrusse lo Steaua di George Hagi per 4 a 0 con doppiette di Gullit e Van Basten in una celebrazione di questa stupenda squadra.

Chiudiamo come sempre con l'assegnazione del Pallone D'Oro. In quell'anno rivinse il Pallone D'Oro Marco Van Basten, davanti a Franco Baresi e a Frank Rijkaard (sinceramente lo meritava piú Gullit un posto visto la grande stagione che fece con un finale da protagonista). Questa edizione sono abbastanza d'accordo: avrei dato il Pallone D'Oro a Baresi, se non fosse che i difensori sono sempre in svantaggio e Van Basten ha segnato 19 reti in campionato e ben 10 in Coppa Campioni. Per il terzo posto peró preferisco Antonio Careca (quell'anno il suo Brasile vinse la Copa America, ma i protagonisti furono Romario e Bebeto), determinante con i suoi goal a portare il Napoli (avrei potuto mettere anche Maradona, meno in forma quest'anno peró) a lottare su tre fronti.


Van Basten e Baresi appaiono giá nelle fotografie del Milan, percui ho voluto mettere qui Antonio Careca, uno dei migliori attaccanti puri della storia del Brasile. Chissá cosa avrebbe fatto in un grande club.

Tra gli italiani direi che quell'anno si misero in luce specialmente Baggio e Borgonovo, tutti gli italiani del Milan, Vialli, Dossena e Mancini e naturalmente Zenga, Ferri, Bergomi, Matteoli e Aldo Serena, protagonisti dello scudetto dell'Inter.

Fonti per informazioni e snip:

- Wikipedia

- Transfermarkt.it

- storiedicalcio.altervista.org

- uefa.com

- passionemaglie.it

- Pinterest.it

- ilnobilecalcio.it

- Italia1910.com

- Solocalcio.com

- Fifa.com

- storiefuorigioco.altervista.org

- gameofgoals.it

- bdfutbol.com

- stadiosport.it

- interlive.it

- footballdatabase.eu/

- magliarossonera.it

- acmilan.com

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